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WAIT HELL IN PAIN – Intervista alla progressive metal band romana

WAIT HELL IN PAIN – Intervista alla progressive metal band romana

Abbiamo incontrato i ragazzi dei Wait Hell In Pain, progressive metal band di Roma e abbiamo parlato della loro storia, delle loro aspettative, dei loro progetti futuri e logicamente di “Wrong Desire”, il loro primo ed ottimo album. La parola a Stefano Rossi, il batterista e alla cantante Kate “Hekate” Sale.
 
Ciao ragazzi e benvenuti tra le pagine di Tuttorock. Inizierei subito parlando della storia della band, come è nata?
Stefano Rossi:
Ciao Fabio, e grazie a Tutto Rock per ospitarci! La band nasce nel 2011, quando Stefano Prejanò (chitarre) e Kate Sale (voce) decidono di formare una band, inizialmente con sonorità hard rock / heavy metal. Dopo alcuni determinanti cambi di formazione, tra cui l’entrata di Stefano Rossi (batteria), Marco Novello (tastiere) che ha sostituito Ludovico Luce (chitarre) e Alfonso Pascarella (basso), la band ha raggiunto la sua line-up definitiva e ha cambiato drasticamente il suo sound, fino ad arrivare a un melodic metal.
 
Perché il nome Wait Hell In Pain? Non è un nome facilmente memorizzabile!
Stefano Rossi:
Ehm, questa credo di non potertela dire tutta.. Diciamo che inizialmente la band si chiamava Whip, che era una sigla, nata per scherzo nei confronti di un componente della band. Quando abbiamo iniziato a fare le cose seriamente, ovviamente serviva un altro nome, e abbiamo scelto questo per preservare la sigla e, in qualche modo, la nostra “identità”.
 
Avete suonato molto dal vivo prima di entrare in studio per registrare l’album, quanto è stato importante per voi?
Stefano Rossi: Suonare live è importantissimo, perché hai la possibilità di rodare i pezzi, di testare il gradimento delle persone, ma soprattutto di entrare in sintonia con la band e con il pubblico. I nostri pezzi parlano di qualcosa di importante e che in qualche modo ci riguarda personalmente, i live ci permettono di esprimerci in un ambiente emotivamente molto meno asettico rispetto a uno studio.
 
Perché avete aspettato un po’ prima di entrare in studio?
Stefano Rossi: Nella musica, come in tutti gli aspetti della vita ormai, si sta puntando sempre più spesso sulla quantità di materiale immesso in commercio, e sempre più di fretta. Noi abbiamo deciso di fare il percorso opposto, e più difficile. Suoniamo per passione e ci piace la qualità, ci piace dare il massimo di quello che possiamo in un determinato momento. E se dare il massimo significa limitare la produzione e aspettare che i brani siano il massimo per noi, che tutto, dalla cover fino al mastering del disco, sia non perfetto ma perfettibile rispetto a quanto possiamo, allora per noi è la strada giusta. Economicamente meno appagante, ma va bene così.
 
Come nasce un brano dei Wait Hell In Pain?
Stefano Rossi: In genere un brano parte da un riff di Preja o da un testo di Kate, e prima ancora da un concetto che vogliamo esprimere. Non lavoriamo per concept album, ma ci piace fare in modo che i brani non siano scollegati, e che tutto l’insieme  dei pezzi dell’album confluisca in una storia con un senso. Arrivata l’idea, componiamo sempre a dieci mani, aggiungendo ognuno il proprio contributo per le nostre competenze e in modo democratico.
 
Nel corso degli anni avete cambiato un po’ genere musicale, perché?
Stefano Rossi: È stato un percorso naturale, considera che dall’entrata di Stefano Rossi, nel 2013, che ha un sound molto più aggressivo rispetto al suo predecessore, la band ha indurito molto il proprio sound, virando dall’hard rock sempre più verso il metal. Il passaggio poi da una formazione a due chitarre a una line-up con chitarra e tastiera ha fatto il resto, portando a sperimentazioni con un tocco di industrial e qualcosa di progressive. Altro passaggio fondamentale è stata l’entrata di Alfonso al basso, che ha portato una ventata di aria fresca nella composizione, il suo stile ci ha permesso di abbattere molti vincoli compositivi rispetto al passato.
 
Kate, la tua voce è molto versatile, potente e dalle mille sfumature, come riesci ad avere tutte queste potenzialità?
Kate “Hekate” Sale: L’esercizio costante e la voglia di mettersi sempre in gioco sono la chiave, tutto va fatto con costanza e dedizione. Canto in diverse band, il che mi permette di studiare e confrontarmi con diversi generi. Il segreto però, è “sentire” i brani, stabilire un feeling emotivo con i testi. Stiamo raccontando qualcosa, non è solo un’esibizione.
 
Kate, quali sono le tue influenze musicali e quali sono i tuoi cantanti preferiti, sia maschili che femminili e a chi ti ispiri?
Kate “Hekate” Sale:
Ovviamente ascolto metal in tutte le sue sfumature da quello più melodico a quello estremo, ma non mi fermo solo a quello, mi piace ascoltare anche tanto altro! Dal blues al soul alla musica celtica, canti gregoriani, country ma anche pop, mi piace trovare una fonte di ispirazione in tutto ed è così che spesso vado a vedere concerti anche di band che propongono generi musicali tanto lontani da quello che amo di più! Per quanto riguarda i miei cantanti preferiti, il mio primo amore è sicuramente Bruce Dickinson, poi Jorn Lande, Dave Coverdale mentre le voci femminili che amo di più sono quelle di Floor Jansen, Charlotte Wessels e  Lzzy Hale.
 
Nel vostro sound ci sono i Dream Theater, i Fear Factory, ma anche un metal più moderno e alternative, quali sono le vostre principali influenze?
Stefano Rossi:
Di tutto e di più. Ognuno di noi ha influenze diverse, che passano dall’hard rock all’industrial, al progressive. Dovrei citarti troppe bands. Cerchiamo di avere il “nostro” sound, comunque, ma le influenze personali di ognuno di noi ci sono e si sentono.
 
Parlatemi dei testi, di cosa trattano?
Stefano Rossi: “Wrong Desire” parla della esperienza di una ragazza di nome May, che ha vissuto nell’ombra di una figura maschile che l’ha resa vittima di violenze, fisiche e morali, e che, definitivamente stanca, decide di ribellarsi e trovare la sua strada, la sua vendetta e la sua liberazione. E’ un percorso umano con un finale aperto, a te la scelta se pensare che tutto sia avvenuto nella realtà o sia solo un suo viaggio immaginario, e che sia una storia a lieto fine in cui May riesce a trasformarsi da indifeso agnellino in fiero lupo.
 
Come vedete la scena metal italiana oggi?
Stefano Rossi: La “scena” è piena di bands di pregio e immenso valore artistico e umano. Purtroppo però viviamo nel paese sbagliato e nel momento sbagliato. Un periodo in cui c’è molto metal interessante e pochissima attenzione da parte del pubblico e dei businessmen. E’ un discorso lunghissimo, potremmo stare ore a parlarne.
 
Il video di “Lost In Silence” è molto significativo, mi sembra di capire che tratta delle violenze dell’uomo sulla donna, come mai avete voluto affrontare questo problema?
Stefano Rossi:
Il main plot di “Wrong Desire” parla, appunto, di questo. Della violenza sulle donne intesa non solo come violenza fisica, ma anche psicologica. Ogni giorno ci sono donne, che potrebbero essere anche le nostre vicine di casa, che soffrono per violenza fisica, stalking, mobbing sul lavoro, pregiudizi, abusi psicologici. Nel video abbiamo rappresentato un po’ tutto ciò, c’è una ragazza in cerca di lavoro che viene scartata perché incinta, una cameriera che viene adescata dal suo datore di lavoro, e poi c’è May, la protagonista, vittima di abusi, di stalking, disprezzata da un compagno che la tratta come una sguattera.
 
Kate, una sola donna in una band di uomini, come ti difendi?
Kate “Hekate” Sale: Meglio di quanto pensi!
 
Cosa vi aspettate da questo album?
Stefano Rossi: Ricchezza, soldi, fortuna!! Scherzo, speriamo che i nostri sforzi per far uscire un buon prodotto siano apprezzati, e che questo sia il punto di partenza per altri prodotti che rispecchino i nostri standard qualitativi. E’ un primo album, non abbiamo pretese, ma speriamo che riceva l’attenzione degli ascoltatori.
 
Avete già contatti per portare il vostro sound all’estero?
Stefano Rossi: Lo scorso anno abbiamo firmato un accordo con Crown Metal, una booking fresca che lavora in modo trasparente e rispettoso per le bands che le si affidano. A causa di esigenze personali non è facile gestire le trasferte, ma stiamo comunque pianificando alcune date. Il 15 giugno scorso abbiamo suonato a Wetzikon, in Svizzera, insieme agli amici Ravenscry e ai grandi Kobra And The Lotus.
 
Progetti futuri?
Stefano Rossi: Sicuramente un prossimo album a breve, continuando sulla nostro approccio metal ma con sfumature melodiche, approccio che permette l’ascolto anche a chi ha pregiudizi sul genere, e che finora è stato ripagato dal gradimento del pubblico e della critica e ovviamente, suonare, fare live, e portare avanti questa che oltre ad essere una band è un affiatato gruppo di amici anche nella vita.
 
Due parole per definirvi come band e per raccontare il vostro album.
Stefano Rossi: Il nostro sound tende ad essere leggermente più orientato al metal rispetto alle altre band del nostro stesso genere. Cerchiamo di dare sempre un valore aggiunto a ciò che facciamo, e non lo facciamo con effetti speciali o look che hanno più a che vedere con lo spettacolo che con la musica. Il nostro valore aggiunto è essere ‘veri’, sul palco come nella vita. Il nostro album parla, appunto, di qualcosa di vero, reale, qualcosa che accade ogni giorno, e tutto ciò sarà la nostra linea anche per il futuro.
 
Ora chiudete l’intervista come volete, un invito ad entrare nel vostro mondo musicale.
Stefano Rossi:
Un caloroso grazie a tutti per il tempo che ci avete dedicato! Alle persone che stanno leggendo, oltre a ringraziarli calorosamente, vogliamo dire: non abbiamo la pretesa di essere innovatori nel nostro genere; ma dedicateci un ascolto, e se il nostro lavoro vi piace, supportateci, e supportate le band che ogni giorno dedicano la loro passione per fare buona musica. Non smettete mai di cercare nuova musica..
 
FABIO LOFFREDO
 
Members:
Kate “ Hekate” Sale: Voce
Stefano Prejano: Chitarra
Alfonso Pascarella: Basso
Marco Novello: Tastiere
Stefano Rossi: Batteria
 
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