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ANDREA POGGIO – Intervista al cantante

ANDREA POGGIO – Intervista al cantante

Oggi parliamo con Andrea Poggio, classe 1982, campione del Mondo ad honorem come tutti i nati nell’anno del Mundial. Avvocato e musicista, già membro della band Green Like July, nato ad Alessandria ma da anni catapultato nella vita della Grande Milano. Ci parla del suo ultimo nato, Controluce, disco d’esordio uscito in queste settimane.

 
Ciao Andrea, dopo lo spazio dedicato a conoscerci e ai saluti, volevo partire con le domande e le considerazioni riguardanti il tuo disco appena pubblicato, “Controluce”… nel tuo disco appena uscito ho trovato molti riferimenti a due grandi della musica italiana, Franco Battiato e i Bluvertigo. Quanto c’è di loro nel tuo background musicale?
Riguardo ai Bluvertigo la cosa è molto curiosa. Non li ho ascoltati quando sono usciti perché, essendo nato nel 1982, in quel periodo avevo si e no 15 o 16 anni e ascoltavo tutt’altra musica, heavy metal ad esempio e tutte quelle cose che si ascoltano a quell’età. I Bluvertigo erano dunque un ascolto decisamente empio o proibito per un metallaro. Tuttavia, col tempo ho avuto modo di riprendere in mano sia i dischi dei Bluvertigo che di Morgan solista, penso al periodo di “Canzoni dell’appartamento” e “Da A ad A”, due dischi meravigliosi e forse un po’ sottovalutati. Parlando invece di Battiato, Battiato è un ascolto fondamentale, parliamo dell’ABC della canzone d’autore, uno di quegli artisti con cui è impossibile non confrontarsi quando si scrive una canzone Pop in Italia. Assolutamente Battiato è e dovrebbe essere un punto di riferimento per la nostra generazione, come dovrebbe esserlo Paolo Conte, Lucio Dalla e tanti altri. Tutti punti di riferimento importantissimi a cui si dovrebbe guardare quando si scrive una canzone Pop nel nostro paese.
 
Torniamo un attimo indietro nel tempo. Tu hai cominciato la carriera musicale come chitarrista in un gruppo folk-rock, i Green Like July, cantando in inglese. Com’è stato il passaggio dall’inglese all’italiano, scrivendo un disco meno immediato dei precedenti? A cosa è dovuta una trasformazione del genere?
Innanzitutto l’italiano è uno strumento profondamente diverso rispetto all’inglese, con delle esigenze metriche e fonetiche molto peculiari. Il passare dallo scrivere e cantare in inglese alla lingua italiana è stato come passare da uno strumento ad un altro, ho dovuto come imparare a suonare un nuovo strumento musicale. Per la prima volta ho iniziato a scrivere e cantare nella mia lingua, l’accesso a certi significati per me è diventato più immediato, ma, allo stesso tempo, scrivendo nella mia lingua ho iniziato a ponderare minuziosamente le parole e a lasciare meno le cose al caso, un lusso che a volte mi prendevo con i Green Like July. Per scrivere Controluce ho cercato di essere il più possibile puntuale nell’esprimere quel che volevo esprimere con i miei testi. Il fatto che il disco abbia preso una direzione musicale differente e in parte forse distante rispetto a quanto facessi in precedenza con i Green Like July non è frutto di una scelta programmata, ma è dovuto a tutta una serie di motivi, tra cui sicuramente la scelta di cantare in italiano. Aggiungo il fatto che a 35 anni sono giunto in una fase della vita, forse più matura, nella quale riesco ad esprimermi senza dover necessariamente far riferimento a particolari modelli artistici. Credo che Controluce, nel bene e nel male, sia un disco che assomigli soltanto a sé stesso, per il quale non ho voluto pormi dei limiti a livello di arrangiamento e produzione, cosa che prima con i Green Like July mi succedeva.
 
Tuttorock tratta di musica Rock, Metal, chitarre col gain a manetta. Mi sorprende che il disco di un ragazzo della mia generazione non abbia come riferimento la chitarra elettrica o suoni volutamente esagerati e potenti. Il tuo Controluce è un disco che definirei con testi “in movimento”, “da viaggio”, appoggiato su delle basi più tranquille e riflessive. Quanto di questo rispecchia la tua personalità?
Questo disco nasce programmaticamente dall’esigenza di distaccarsi completamente dalla chitarra. Appunto perché è vero quanto dici, sono forse stanco di ascoltare dischi dove la maggior parte delle soluzioni a livello di arrangiamento sono lasciate alla chitarra, credo che la chitarra sia uno strumento decisamente sopravvalutato. Ecco, siccome io musicalmente nasco come chitarrista, ho voluto forse complicarmi la vita… Per quanto riguarda il tema del viaggio è questo un tema che riesco, adesso e per la prima volta, ad identificare come filo conduttore del disco. Mi sto soltanto ora rendendo conto che Controluce ha come reali protagonisti i luoghi piuttosto che le persone, devo dire che nel processo di scrittura questa cosa non mi era altrettanto chiara. È vero soltanto in parte quanto dici, cioè che Controluce è un disco tranquillo e riflessivo. A mio parere Controluce è un disco che in egual misura solare e angoscioso, in cui però ho cercato di alleggerire e trattare con maggiore ironia i periodi di maggior affanno e tormento.
 
Nel mondo musicale di oggi risulta molto più facile iscriversi ad un Talent o scrivere una canzone “facile” che con 4 accordi possa approdare il più facilmente in Radio, vendere dischi, etc etc… in più abbiamo molti fenomeni “modaioli”, come il dichiararsi necessariamente “Indie” per avere successo. Tu come artista Andrea, è una domanda personale, vuoi fare musica che rimanga negli altri, che abbia un riscontro sin da subito immediato o preferisci fare qualcosa che senti veramente tuo, che ti piaccia veramente?
Assolutamente sì, seguo una mia idea di musica e non ho alcun secondo fine, nessun obiettivo diverso rispetto al voler esprimere quello che ho espresso con Controluce. Magari in futuro, in un periodo diverso della mia vita, non escludo che possa arrivare a scrivere qualcosa di differente, magari qualcosa di più immediato o tradizionale. Non penso però che Controluce sia un disco difficile o eccessivamente temerario, come molti forse possono pensare. Controluce è un disco Pop. Credo che se soltanto l’ascoltatore avesse la curiosità o la voglia di spingersi lievemente più in là rispetto alle soglie del convenzionale o di quello che ascolta abitualmente in Radio o nelle playlist di Spotify scoprirà che Controluce non è nient’altro che un disco fatto da canzoni Pop, con una strofa, un ponte e un ritornello. A livello musicale sono onnivoro e in questo disco sono confluiti moltissimi ascolti, tra loro a volte assai diversi per genere. Tuttavia non mi sembra un disco, permettimi il termine, “scandaloso”. All’estero ne escono parecchi di dischi del genere, siamo noi in Italia ad essere abituati male. Dai tempi del Folk Studio in poi ci siamo forse abituati a certe forme espressive e poi, negli anni, a certe forme codificate di produzione. In Italia siamo molto pigri e il risultato, da un punto di vista artistico e non di numeri, è infatti molto scadente. Se penso alla situazione attuale della musica italiana vedo pochi artisti che abbiano la voglia e il coraggio di sperimentare o cercare strade nuove. Tu cosa ne pensi?
 
Accipicchia! Invertiamo le parti, tu fai le domande, io rispondo! Ottimo! Ci diamo un pò il cambio Andrea!
Son d’accordo con te, in Italia la musica ultimamente si è livellata su uno standard abbastanza simile. Tu nella vita sei avvocato, un mestiere che, usando il condizionale, si dovrebbe basare su delle certezze, la musica invece non regala certezze per definizione, è più suscettibile di interpretazione. Sicuramente conosci Billy Corgan degli Smashing Pumpkins, tempo fa ha dichiarato che agli inizi della sua carriera pensava di poter cambiare il mondo con la sua musica, oggi a 50anni si è reso conto di non averlo fatto e di non poterlo fare. Secondo te, il messaggio della musica è ancora un messaggio formativo? Può cambiare qualcosa? A te piacerebbe che qualcosa di tuo potesse cambiare in positivo la vita degli altri?

Non credo che al giorno d’oggi una canzone possa cambiare il mondo, forse questa cosa era vera fino ad alcune decadi fa, anche se soltanto per alcuni artisti e in alcuni rarissimi casi. Mi piace pensare che le canzoni possano cambiare la vita dei singoli individui e renderla forse più piacevole o più bella, se mi è permessa questa deriva patetica. Non mi interrogo, nel momento in cui scrivo una canzone, sul messaggio e sul significato che la canzone trasmetterà agli altri. Detto questo, mi piace pensare che l’arte abbia una finalità educativa, però è un discorso talmente tanto ampio e delicato che non sono nemmeno io convinto di avere una risposta definitiva, stiamo davvero parlando di massimi sistemi!
 
Ultima domanda, da 1 milione di dollari. Il prossimo disco di Andrea Poggio come sarà?
Non me lo immagino ancora, davvero. Quando pubblico un disco mi sento completamente svuotato, non riesco neanche a pensare come potrò tornare ad avere quella concentrazione e quella tranquillità che mi possa permettere di tornare a scrivere. Quel che è certo è che il mio processo creativo è lento e meditato, sono quindi sicuro che anche l’Andrea Poggio del futuro non sarà prolisso, ma scriverà come da sua abitudine poco e riflettendo fino allo sfinimento su ogni piccola idea che esce dalla sua testa.
 
Ti ho chiesto questo in riferimento ad una dichiarazione fatta l’anno scorso dai Muse. Dissero che ad un certo punto dopo aver fatto per anni dei dischi sostanzialmente rock avrebbero anche potuto virare verso l’Hip Hop, il Rap o altri generi distanti da ciò che li aveva resi conosciuti e identificati.
Mi sento di dire la stessa cosa, il successore di Controluce potrà essere un disco più Pop, più sperimentale, o addirittura potrà non esserci neppure, dipende. Con i Green Like July abbiamo smesso quando ci siamo resi conto di non aver più nulla di nuovo da dire, non me la sentivo di andare oltre, di calcare la mano. In questo caso mi sento di essermi imbarcato un un’esperienza nuova e che può darmi molto a livello espressivo e sono molto affascinato dai possibili sviluppi che potrà avere in futuro. Controluce ha preso tanti anni della mia vita, perchè volevo creare delle basi solide per un nuovo punto di partenza. Questo disco potrebbe portarmi a percorrere nuove e affascinanti strade, vedremo cosa succederà in futuro!
 
Che dici Andrea, lo scopriremo solo vivendo? Lo diceva qualcuno di poco noto qualche anno fa!
Uno a caso, proprio uno sconosciuto!
 
CRISTIAN BRIGHENTI

 
Discografia:
Green Like July – May This Winter Freeze My Heart (Candy Apple Records, 2005)
Green Like July – Four-Legged Fortune (Ghost Records, 2011)
Green Like July – Build a Fire (La Tempesta, 2013)
 
CALENDARIO DEI CONCERTI
18 gennaio BOLOGNA – Teatro Antoniano (apertura a Colapesce)
19 gennaio ROMA – Auditorium Parco della Musica (apertura a Colapesce)
02 febbraio TORINO – Astoria
15 febbraio ROMA – Lanificio 159
16 febbraio MILANO – Santeria Social Club (Mi Ami Ora)

 
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