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MARLENE KUNTZ – Intervista a Cristiano Godano

MARLENE KUNTZ – Intervista a Cristiano Godano

Finalmente si parte, Lunga attesa passerà dai lettori cd e dai giradischi al palco, voi e la vostra grinta passerete finalmente sul palco, siete pronti?
Oh si… Il tour europeo da poco finito ci ha anche permesso di scaldarci a dovere, e i pezzi del nuovo disco spaccano di già.
 
Quali emozioni vi stanno accompagnando in questi giorni pre-tour?
Se dico “La quiete prima della tempesta” rendo l’idea?
 
Milano, venerdì 11marzo sarà la data Zero, e sappiamo tutti quanto la città di Milano sappia essere calda con chi come voi riesce ad esprimere al meglio il rock italiano, cosa ci dovremo aspettare in questo tour? Come lo avete preparato?
La cosa secondo me più rilevante è che nonostante la nostra età ci collochi ormai nella categoria dei maturi (che inizia per “mat” come “matusalemme”…), in Europa abbiamo dimostrato, innanzitutto a noi stessi, di essere tosti in maniera quasi insospettabile. Ci si deve dunque aspettare dei Marlene del tutto in grado di scatenare i fuochi interiori a cui il nostro pubblico è da sempre abituato. Anche e soprattutto grazie ai pezzi del nuovo disco, che già in partenza sono di per se dei fuochi pronti a divampare.
 
Parliamo dell’album, oltre ad essere piaciuto molto per le sonorità rock ha colpito chi lo ha ascoltato per essere sembrato intimo, ma quanto di voi c’è veramente nei testi? Cosa racconta Lunga attesa?
Né più né meno di quanto ve ne sia negli altri dischi… Alcune canzoni, da sempre, pretendono di staccarsi completamente da me, riuscendovi, altre sperano di staccarsi un minimo per poter sintonizzarsi con quanta più gente possibile. Dal particolare al generale.
 
Durante la preparazione dell’album vi siete sentiti sotto pressione o eravate tranquilli e sicuri di ciò che stava nascendo?
Abbiamo la fortuna di credere così tanto in quello che facciamo, e di gustarcelo quando lo creiamo, nota dopo nota, che non sentiamo mai la proverbiale pressione di questi casi. Ripeto: credo sia una grossa fortuna. 
 
Quali sono le tue fonti di ispirazione quando devi preparare un testo?
O delle intuizioni (il testo di Narrazione, il pezzo che apre il disco, è ad esempio una messa per iscritto di una intuizione che ancora non credo a tutt’oggi di aver del tutto approfondito e chiarito a me stesso), o delle emozioni particolari e, al mio sentire, non banali, o delle stimolazioni provenienti dai confronti con opere d’arte altrui (musica, letteratura, poesia, pittura, cinema in particolare), o dei fatti di cronaca che mi suggestionano da un punto di vista lirico-poetico. 
 
Avete avuto sempre un vostro stile, fregandovene di quelle che erano le mode del momento, siete rimasti sempre fedeli a voi stessi e anche Lunga attesa ne è la dimostrazione, un album molto grintoso e spigoloso, non da tutti insomma. Non vi siete mai piegati allo showbiz…cosa pensate della musica di oggi e di ciò che gira in radio negli ultimi tempi?
La radio purtroppo non la ascoltiamo quasi mai, e non credo sia indicativa di ciò che ci piace di più ascoltare (anche se non abbiamo assolutamente nulla contro le musiche commerciali: a volte ci piacciono a volte no, ma quando non ci piacciono raramente ci indignano)… L’unica radio che personalmente mi capitava di ascoltare era Radio Rai 3, e lì ci si imbatte in ottime musiche, o dell’area classica o dell’area sperimentale, la notte. Ma è evidente che non ha a che fare con…lo showbiz. Di quest’ultimo non so bene che dire. E’ showbiz, e quello italiano non è di certo dei migliori. Per il resto: di musica buona in giro ovviamente ce n’è.. In questo periodo ne trovo di molto stimolante nel jazz, quello che si fa ai giorni nostri. O nell’elettronica. O in alcuni casi nel rap. Raramente nell’indie e nel rock, anche se qua e là anche in questo settore le belle vibrazioni non mancano.  

Oggigiorno è facile ascoltare qualsiasi cd da smartphone o da pc, non c’è più il gusto di acquistare un lp o un cd, so che questa domanda forse mi fa sembrare antiquato ma voi cosa ne pensate dei servizi di streaming? Porta un qualche vantaggio agli artisti?
Se è vero quel che dici sono almeno sei-sette-otto anni che sono antiquato, visto che è da quel periodo che dico in modo del tutto poco opportuno e opportunistico quel che penso: ovvero che non ci sono vantaggi evidenti dallo streaming. E proprio perché lo dico da tempo, incamerando a volte anche qualche ironia dei furbacchioni futuristi e molto meno illuminati di quel che credono, mi sono proiettato in avanti dando per scontato che ogni volta che faccio un disco nuovo non ci guadagno pressoché nulla, e dunque lavorando sulle alternative possibili per continuare a fare il musicista nella vita. La musica gratis in rete è semplicemente una piccola grande disgrazia per i musicisti.
 
Per la creazione dell’album avete registrato i suoni singolarmente oppure li avete registrati contemporaneamente?
Come per la maggior parte dei gruppi, prima basso e batteria, poi le chitarre. Ma in alcuni casi abbiamo tenuto le chitarre suonate insieme alla ritmica: cioè buona la prima. 
 
E i Marlene Kuntz cosa ascoltano di solito?
Posso rispondere per me, e in fondo ho risposto prima. Nella nostra pagina fb ci sono, nella sezione “note”, le mie playlist del 2014 e del 2015… Con internet è facile andare a controllare. 
 
È vero che poco prima di Catartica c’è stato il rischio che vi scioglieste? Perché?
Eravamo stufi di non essere cagati e di non riuscire a emergere. O meglio: più che stufi, eravamo quasi del tutto estenuati. L’età avanzava e non avremmo potuto ancora per molto far finta che la vita incalzava… Ci sono pezzi come Nuotando nell’aria che avevano ormai cinque anni di esistenza…
 
25 anni di carriera, 10 album, tra le rock band italiane più influenti, com’è cambiato intorno a voi il modo di fare musica? 
Onestamente non credo di saper rispondere. Presumo che con le nuove tecnologie si sia messi più facilmente in condizione di registrare da se le proprie musiche e di farle suonare accettabili e conformi al suono che gira (e questo vuol forse significare che i musicisti di oggi dedicano meno tempo a certi particolari). Il suono che gira è meno ricco e variegato di un tempo, in quanto è tutto iper compresso e domato dalle macchine. Però la storia dell’umanità dimostra chiaramente che ci sono sempre dei progressi in corso, e quanto ai contemporanei pare un regresso alle generazioni immediatamente successive arriva come nuovo e come “ciò che è e deve essere”. 
 
Qualcosa si sta muovendo (era ora) per aiutare la musica indipendente, manca l’educazione all’ascolto, qual’è la vostra idea?
In tutta onestà non so a cosa ti riferisci con quel “qualcosa si sta muovendo”. E altrettanto in tutta onestà il concetto di “musica indipendente” mi è quasi del tutto indifferente. “Musica indipendente” più che darmi un qualche tipo di idea su un genere o un mood musicale, mi riconduce, purtroppo, alle ottuse intransigenze di chi ne è adepto, ovvero il popolo indie, che spesso è (ancora: purtroppo) irritante e immaturo. Oltre che autoreferenziale. Oltre che monodirezionato. Oltre che sordo. 
 
Tra l’altro Morricone poche settimane fa aveva puntato il dito contro le scuole italiane, dicendo che il metodo d’insegnamento è totalmente sbagliato, partendo dallo strumento usato, il flauto…
L’Italia è un paese in cui (se non dico stupidaggini a partire dalle impostazioni date al sapere scolastico da Benedetto Croce e milieu culturale corrispondente) la musica è stata relegata a un ruolo del tutto secondario nel pantheon delle discipline considerate cultura con la C maiuscola. Ed è tragicomico se pensiamo a quanto negli anni precedenti a tale scelleratezza la musica italiana abbia dato a tutto il mondo, in termini giustappunto culturali. 
 
DANIELE “DIKI” DI CHIARA

 
Band:
CRISTIANO GODANO, voce e chitarra
LUCA BERGIA, batteria, percussioni
RICCARDO TESIO, chitarra 
LUCA SAPORITI aka LAGASH, basso
DAVIDE ARNEODO, violino
 
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Concerto Catartica Tour @ Locomotiv Bologna
Complimenti per la festa @ Quirinetta Roma