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CONSIGLI PER GLI ASCOLTI: SANTANA, FINARDI, MARVIN GAYE E MOLTO ALTRO

CONSIGLI PER GLI ASCOLTI: SANTANA, FINARDI, MARVIN GAYE E MOLTO ALTRO

Ecco le puntate di Gennaio 2018 di Tuttorock_ConsigliPerGliAscolti: la rubrica dei dischi più anticonvenzionale del reame!

THE CHRONIC – DR. DRE
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 1992

Riprendiamo la nostra rubrica dei dischi in questo 2018, e lo facciamo con una proposta inedita per quanto riguarda il genere. Chi segue dagli inizi ConsigliPerGliAscolti sa che ha come fine quello di suggerire lavori non troppo noti, riscoprire vecchie gemme, o semplicemente offrire differenti angolazioni di inquadratura, spesso poco visibili.
Quindi oggi partiamo con un disco che ci fa spostare ulteriormente la nostra barra del confine musicale, ammesso che questo confine possa esistere. 
Entriamo per la prima volta prepotentemente nel mondo dell’hip-hop. Lo avevamo sfiorato, seppur dal punto di vista tecnologico, parlando di Melt di Peter Gabriel, e invece ora ci tuffiamo senza remore nel rap gangsta della West Coast, con un disco che ha seriamente riscritto le regole del gioco.
Eh si, perche Dr. Dre dopo aver abbandonato gli N.W.A, avendone scoperto i loschi affari del leader Eazy-E, iniziò la sua carriera solista creandosi una propria etichetta e dando alla luce il discusso The Chronic. Considerato a posteriori una pietra miliare dell’hip-hop, c’è da dire infatti che The Chronic fece molto (s)parlare di se. Pietra dello scandalo fu la produzione del disco, e in particolar modo l’utilizzo del campionamento. Se prima si optava su beat e samples “minimalisti”, al fine di essere il perno del brano, attorno al quale “girasse il flow”, qui si inverte completamente la tendenza. Il groove inizia ad arricchirsi , ad offrire abbellimenti strumentali che via via regalano nuove sfumature. I beats prendono una svolta, passatemi il termine, “prog”. Ovviamente, come detto, questa nuova direzione non fu accolta dalle fanfare a festa, si andava invece ad additare Dr. Dre di una sorta di imborghesimento. Giungendo quasi a deturpare, in un certo senso, la visione di un genere ancora troppo aggrappato a quello stereotipo del “fai da te”, che raccontava di come un qualsiasi ragazzo con il suo carico di rabbia e con delle discrete capacità di smanettare con un computer potesse realizzarsi artisticamente. Da qui in poi cambiarono molte cose, e sicuramente ci saranno altre occasioni per parlarne…

di Francesco Vaccaro 

BORBOLETTA – SANTANA
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 1974


I primi anni ‘70 per Carlos Santana sono stati molto movimentati: ottenimento di diritti legali sul nome della band ( e conseguenti cambi di formazione ), nuove direzioni artistiche da esplorare, e personali percorsi spirituali da seguire. La svolta artistica principale si ha nel 1972 con l’album Caravanserai, un discostamento dai precedenti lavori e da quel rock prettamente latino che li caratterizzava. Parte da qui il periodo cosiddetto “intellettuale” di Santana, che strizza l’occhio al jazz. Un jazz sempre molto personalizzato e filtrato secondo i gusti e l’anima del chitarrista messicano. Basti pensare a Love Devotion Surrender, un album creato in collaborazione con John McLaughlin che nasce come tributo a John Coltrane ( e che vede la partecipazione di storici musicisti di Miles Davis ), ma che comunque viene ispirato dagli insegnamenti orientali del guru Sri Chinmoy ( del quale sia Santana che McLaughlin erano seguaci ). Il disco che vi propongo oggi però è “Borboletta” e segna il tramonto, il canto del cigno di questa nuova era di Santana. Un’opera che si posiziona a metà strada tra il jazz e una fusion estremamente spirituale e psichedelica. Una musica verticale nella quale Carlos Santana si prende dei momenti per uscire di scena e lasciare spazio alle tastiere, alle percussioni, e al sax. Una musica che non conosce barriere, né confini

di Francesco Vaccaro